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Alla ricerca della pace nel Maestrazgo

Il Maestrazgo è una delle zone della provincia di Teruel con una notevole eredità storica, un ricco patrimonio architettonico e culturale e un aspro paesaggio che gli conferisce una identità propria, caratterizzata da catene montuose, aspri precipizi e aride pianure. Se sommiamo al paesaggio, la scarsa popolazione e le lunghe distanze tra i vari paesini, l’impressione è quella di essere in un deserto siberiano.

Tuttavia, la zona è piena di piccoli alberghi e case rurali di diversi tipi e di vari prezzi tra cui il turista può scegliere. Per il nostro viaggio abbiamo optato per una masia, fuori dal paesino di Villaroya de los Pinares. Le masie sono delle case rurali, che vengono costruite in zone isolate, fuori dai centri urbani e legate ad alcune attività agricole di carattere familiare. Nel caso della nostra scelta: Masia el Cabrero (https://www.masiaelcabrero.com/index.php/es/), come si può leggere nella pagina web, la casa risale al 1832 e, come di consueto, veniva usata per scopi agricoli e per l’allevamento del bestiame. Quasi due secoli dopo, nel 2012, la famiglia Villarroya-Belles ha deciso di riformarla per darle una nuova vita, trasformandola in un alloggio per chi vuole scappare e riposare sotto le stelle. Obiettivo che, secondo il mio punto di vista, gli è riuscito perfettamente.

La masia si raggiunge attraverso una strada sterrata di circa 500 metri. La zona che circonda la casa lascia intravedere quello che ci aspetta dentro, e cioè un ambiente rilassante e studiato nei minimi dettagli. La casa si divide in tre appartamenti, ognuno con il nome di una costellazione, due dei quali hanno una capacità di 4 persone, e una terza con una capacità di fino a 10, ogni dettaglio fa capire il tempo e la pazienza dedicata alla ricostruzione della masia, mantenendo lo spirito del posto e del patrimonio della zona, come dimostrano i vari oggetti artigianali all’interno di tutto il complesso.

Se non bastasse il panorama e la bellezza della casa, i proprietari contribuiscono ulteriormente a completare l’esperienza, grazie alla loro disponibilità e cordialità, cercando di rispondere a tutte le esigenze, ma anche grazie alle deliziose pietanze casarecce che preparano per la colazione (inclusa nel prezzo), alle conoscenze astronomiche e molto di più. Nei giorni del nostro soggiorno nella Masia el Cabrero abbiamo potuto degustare i meravigliosi prodotti della zona, dalle marmellate fatte in casa, agli affettati e i formaggi, i dolci preparati con cura, e la tortilla di patate preparata con le uova delle galline della casa.

Abbiamo anche visitato alcuni dei borghi più belli della Spagna che si trovano nelle vicinanze: Mirambel e Cantavieja. Nel primo sembra che il tempo si sia fermato e il paese mantiene pressochè inalterato il suo fascino e la sua tranquillità, con le strade acciottolate, case sontuose e un’atmosfera unica. Per vedere Mirambel, la cosa migliore da fare è passeggiare per il suo centro urbano, perdersi tra le sue strade e tra angolo e angolo si scoprono i principali monumenti. Uno dei più belli è senza dubbio il Portale delle Monache che dà accesso alla via principale. La parte più suggestiva di questo portale è visibile dall’interno del paese ed è diventato un must delle visite di questo borgo. Si tratta di una galleria chiusa del Convento delle Agustine situata nell’edificio adiacente. L’elemento che più colpisce sono le grate, dalle forme molto originali e vistose. Questo è solo uno dei punti di accesso al centro del paese, difatti Mirambel è circondato da una muraglia che proteggeva l’intera area urbana e passeggiando per il paese è facile imbattersi in dipinti del vecchio muro e varcare uno dei suoi portali per entrare o uscire dal suo nucleo urbano.

Invece, per quanto riguarda il secondo borgo, Cantavieja, si inizia il tour del centro storico nella Piazza di Spagna, dove possiamo trovare l’ufficio turistico, per poter prendere una cartina del paese e prenotare una visita guidata organizzata. Purtroppo, durante la nostra giornata di esplorazione l’ufficio era chiuso e non abbiamo potuto accedere agli interni delle due chiese, incluso il campanile, oltre al Museo delle Guerre Carliste che si trova nello stesso ufficio turistico. Nonostante, abbiamo potuto passeggiare per il borgo e le sue vie, affacciarci per le varie finestrelle della muraglia per goderci il panorama della zona circostante e vedere uno degli angoli più storici di Cantavieja: l’area dell’antico Castello dei Templari. È noto che Cantavieja era un importante sito templare dopo la riconquista e che il castello era uno dei più importanti dell’Ordine del tempio della zona.

Durante la nostra visita non abbiamo potuto mangiare in alcuni dei posti consigliati, nè nel Ristoranre Belfagó o né nel 4 Vientos, chiusi a causa della situazione attuale, ma abbiamo comunque potuto goderci delle buonissime bruschette in uno dei bar aperti, il Bar Tapavieja.

D’altra parte, non potevamo non visitare anche uno dei gioielli naturali della zona: la sorgente del fiume Pitarque, con i suoi paesaggi, l’acqua che sale in ogni angolo e la vegetazione che ci accompagna per tutto il viaggio. Il percorso che scegliamo è uno degli itinerari più conosciuti e più visitati dell’intera provincia. Si parte dal paese di Pitarque, nascosto tra le montagne, dove inizia il percorso di 10 km (tra andata e ritorno) che è ben segnalato. Il primo tratto percorre una strada sterrata abbastanza comoda tra frutteti e campi, e dopo i primi due chilometri arriviamo a un piccolo eremo noto come l’Eremo della Virgen de la Peña, che segna il punto a metà strada verso la sorgente del fiume Pitarque ed è un buon posto per fare una pausa, se necessario, poter dare un’occhiata al panorama e cercare di intravedere alcuni degli animali caratteristici di questa zona: lo stambecco iberico e il grifone. Da qui in avanti entriamo nella zona più stretta della valle, in cui l’acqua diventa la protagonista indiscussa, come dimostrano le piccole cascate che si trovano lungo il cammino. Durante il percorso, si passa anche davanti a una vecchia centrale idroelettrica, ora abbandonata, che per gran parte della prima metà del secolo scorso è stata responsabile della produzione di elettricità per Pitarque e molti altri paesi del Maestrazgo. Nella parte finale possiamo camminare per entrambi i lati del fiume, dove da una parte vedremo scorrere l’acqua in numerose cavità di diverse dimensioni e forme, arrivando fino al “camino”, un tubo formato dall’acqua nella roccia, attraverso il quale, durante i periodi di pioggia intensa, l’acqua cade con grande forza.

Camminando sulla riva opposta possiamo avvicinarci un po’ di più alla sorgente del fiume, fino a raggiungere una stretta grotta. Durante la passeggiata del ritorno, abbiamo deciso proseguire lungo un cammino laterale che porta fino alla cima della montagna, da dove si può avere una bellissima vista di Pitarque e della valle.

Dipendendo dal tempo a disposizione, un’altra meraviglia della zona è l’organo di Montoro. Per vederlo, si deve raggiungere il paese di Ejulve. L’organo di Montoro è in realtà una parete calcarea che a causa dell’erosione e del tempo ha creato nella roccia la caratteristica forma di questo strumento musicale.

Dopo l’esplorazione di questi fantastici luoghi, abbiamo potuto goderci i tramonti dalla Masia el Cabrero, per poi passare delle splendide serate tra la lettura di alcuni dei libri presenti nella biblioteca (ce ne sono numerosi, sia in spagnolo che in inglese), l’osservazione e spiegazione delle stelle, grazie alle conoscenze del proprietario, la possibilità di giocare a diversi giochi da tavolo e al ping pong nella sala dei giochi e passare del tempo davanti al caminetto acceso. Se cercate la pace, questo viaggio fa sicuramente al caso vostro.

L’autore Sara Bianchi

Sono una persona curiosa, a cui piace imparare e insegnare. Sono dinamica e appassionata, ciò mi spinge a cercare nuove sfide, che mi facciano superare i miei limiti e che mi portino a difendere le idee e le cause che mi stanno a cuore, come il settore no profit, la politica, le lingue, le culture e Teruel, la provincia in cui vivo adesso.

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