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CAMERA CON VISTA. IL SOGNO DI DALÍ

Quando la Realtà diventa surreale, non ci resta che tuffarci nel vero Surrealismo!

16 marzo 2020. Siamo confinati in un bilocale di Barcellona da qualche giorno e non abbiamo ancora una chiara idea di ció che accadrà da qui a due settimane. Di certo, anche se il nostro desiderio di uscire é forte, abbiamo deciso di non varcare la soglia di casa. Cosa fare, a parte informarsi, leggere, dedicare il proprio tempo agli amici (a distanza) e attendere che la tormenta passi?

Si potrebbe ad esempio pensare ad un luogo, magari visitato di recente, proprio il posto in cui vorremmo essere in questo momento… Cerchiamo delle foto, osserviamole e proviamo ad immergerci tra i suoni, i profumi, le luci e le morbide architetture che hanno accarezzato per qualche ora i nostri sensi. Prendiamo un foglio o apriamo un documento Word e scriviamo.

È giunto il momento di sognare.

Inizia cosí il mio esercizio, con un sogno appunto. Un grande uovo bianco che si schiude su di un paesaggio di ulivi a picco sul mare. Quattro case, qualche barca da pesca, una spiaggia deserta e l’inverno luminoso di Port Lligat.

Forse questo nome vi dirà ben poco, ma cosa vi ricorda Cadaqués? Ed ecco che il sogno si scompone, mentre la memoria inizia ad espandersi. Persiste come materia molle tra rocce e bastoni piantati nella sabbia. Le ombre si allungano al ritmo del sole e l’orizzonte si ricopre di un manto arancio. Anche la natura a volte puó essere surreale.

Oggi entriamo nel mondo di un vero artista, che ha fatto dell’eccentricità e della stravaganza il proprio marchio di fabbrica, ma anche di un uomo che ha apprezzato la poesia, che ha amato la natura, che si é nutrito del Rinascimento italiano, che ha scelto come propria dimora estiva una baracca di 20 metri lontana dai riflettori, proprio su questa spiaggia, a Port Lligat.

Due teste ovali ci osservano da un’altura. A distanza sembrano due punti luminosi tra gli ulivi. Poi, avvicinandoci alla collina, si apre davanti ai nostri occhi, gradualmente, una radura. La struttura bianca a scaloni irregolari scende verso la spiaggia, mentre le teste d’argento improvvisamente scompaiono e, da un comignolo ricoperto di tegole rosse, spunta un immenso uovo in bilico tra cielo e terra.

Se siete stati al museo Dalí di Figueres, l’avrete certamente notato e non poteva mancare neppure qui. Dalí é ossessionato dalle uova. Nel suo immaginario l’uovo rappresenta una sorta di rinascita senza traumi, il ricordo della vita intrauterina, il dualismo della materia, l’inizio e la fine. Insomma, é simbolo e metafora di ogni cosa. Non c`é Dalí senza uovo e viceversa.

Qualche gradino ci porta alla prima casetta, quella che Dalí e Gala scelsero per trascorrere le loro estati. Uno spazio angusto e raccolto, solo per due. Nessun ospite é gradito. Una finestra sul mare, un piccolo forno, un divano e qualche libro. (La semplice felicità di una coppia?)

Ma l’artista, per esprimersi, non ha bisogno solo di tranquillità e meditazione. Necessita “spazio”. Ed ecco che la casa cresce. Dalí e Gala acquistano la seconda, poi la terza e la quarta baracca di pescatori e finalmente ricavano tutti gli angoli necessari per dare sfogo alla propria fantasia. Le pareti accolgono foto e libri, grandi ombrelli cinesi volteggiano sospesi nell’aria, orsi imbalsamati, caprette e rinoceronti con le ali accompagnano il visitatore tra gli universi intimi del genio. La vita prende colore e si espande, proprio come le figure che si allargano sui suoi quadri. E cosí, mentre all’esterno la casa continua a mantenere un aspetto lineare e a convivere in armonia con l’ambiente, all’interno, come l’uovo, si riempie di materia molle, viva e fluida.

Attraversare le sale di questa villa é come camminare nel cosmo immateriale di Dalí, entrare in contatto con la metamorfosi umana e spirituale dell’artista. Un gusto estetico estremo? Nessun giudizio é ammesso!

Qui per il maestro tutto é lecito, anche il famoso divano fucsia e le giganti scritte della Pirelli che campeggiano a bordo piscina. Si sale e si scende, senza continuità, come sulle montagne russe del subconscio. L’unico riposo é concesso dalla natura che, con il suo abbraccio fermo, calma lo spirito dell’artista… e anche il nostro.

Dalí trascorse molte estati serene a Port Lligat, fino alla morte di Gala, nel 1982. Allora decise di lasciare per sempre questo luogo che non rivide mai piú. Oggi le numerose finestre aperte sul mare sembrano illuminare ancora la sua sagoma in bianco e nero e pare che sia lui stesso a guidarci attraverso le raccolte e segrete stanze del suo mondo fantastico. Se osserviamo le  foto e i ritratti, Dalí é dappertutto. Vicino al suo orso, seduto accanto al camino, sul suo letto con Gala, nel suo uovo appena schiuso, su una solitaria barca a remi.

È una grande virtù l’ospitalità, ma non é da tutti riuscire condividere un Sogno. Dalí oggi l’ha reso possibile!

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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