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Due giorni invernali nel Baix Empordà

Vi é mai successo di preparare le valigie per raggiungere una destinazione e, all’improvviso, di cambiare idea scegliendo di viaggiare in direzione opposta? Beh, è proprio ciò che è accaduto questo weekend.
Avevamo due giorni a disposizione e un itinerario pronto all’uso, ma appena abbiamo acceso il motore e aperto sulle ginocchia la nostra mappa cartacea (di una Catalogna di qualche anno fa), abbiamo deciso di comune accordo di dirigerci altrove…A nord!
Perché? Cosa sarà accaduto? Ma soprattutto, adesso che siamo tornati a casa, ci chiediamo ancora: Cosa avrà potuto rendere un estemporaneo weekend di novembre così “perfetto”?

Usciamo da Barcellona il sabato mattina alle 9 e l’autostrada é tutta per noi. Mentre la nostra vecchia, ma tenace, Clio ci conduce verso un destino ignoto, sfogliamo alcune pagine di una guida enogastronomica e proviamo a contattare qualche cantina. Il tempo sembra ancora clemente, nonostante le previsioni incerte, e abbiamo voglia di degustare del buon vino locale. Chiamiamo tre aziende agricole, aprendo le pagine a caso, e solamente una di esse ci conferma che nel pomeriggio é possibile fare una visita guidata con degustazione. Prenotiamo e cerchiamo qualcosa da vedere in zona: Io non ho mai visitato Púbol, il “castello medievale di Gala”. Inizieremo da lí e poi si vedrà.

Arriviamo in un piccolo borgo che si chiama Pera e parcheggiamo l’auto. La giornata è tiepida, così decidiamo di fare due passi a piedi fino al castello. Nella piazzetta centrale di Púbol, frazione di Pera, c`é un locale con alcuni tavolini all’aperto. Approfittiamo di mezz’ora di tranquillità prima dell’arrivo degli avventori che, previdenti, hanno riservato, e ci godiamo un ottimo aperitivo a base di “croquetas” ai porcini e “buñuelos” al baccalà.

La residenza in cui ha trascorso gli ultimi anni di vita Gala, dono del marito Salvador Dalí (sposato nella limitrofa chiesa dels Àngels), mi sorprende per la sua austerità. Vista l’eccentricità di altre case dell’artista e del museo di Figueres, mi aspettavo forse qualcosa di diverso. Invece, nonostante i tendaggi, i letti a baldacchino e qualche eclettica scultura, tutti gli ambienti sono molto sobri e arredati con gusto. Campeggia la testa di un leone su un armadio, una giraffa veglia sulla tomba di Gala, un busto in stile impero a lei dedicato ci accoglie in soggiorno, ma é chiaro che questo luogo è stato pensato e progettato come un rifugio intimo, quotidiano, lontano dalla vita mondana che la coppia conduceva ormai da anni.

Al piano superiore c´è uno spazio dedicato a Christian Dior, lo stilista che anche grazie a Gala, ha promosso e sostenuto sin dal principio l’opera di Dalí. Dal sodalizio tra moda e arte sono nati infatti, oltre a vestiti meravigliosi, sfilate ed eventi unici, tra cui lo storico ballo in maschera organizzato da Dior a Venezia.

Genio e sregolatezza si placano ulteriormente nel piccolo giardino di Púbol, sotto il portico destinato al riposo e alla lettura, di fronte all’ondulato camino bianco della sala da pranzo e al verde panorama dei boschi e dei vigneti circostanti. Qui Gala lascerà per sempre Dalí che, disperato, vivrà gli ultimi anni della sua vita nel ricordo dell’eterna musa, a cui dedicherà gran parte della propria opera.

Torniamo a Pera e passeggiamo per qualche minuto nel minuscolo, ma interessante, centro storico. Quindi recuperiamo l’auto e ci dirigiamo verso la nostra seconda “meta improvvisata”, una cantina della zona.
Quando arriviamo, scopriamo che la visita guidata sarà quasi privata. Con noi c’é solo una simpatica coppia di Girona. In realtà uno dei due é italiano e non tardiamo a smascherarlo, anche se parla un catalano impeccabile (a differenza del mio). Infine, coincidenza tra le coincidenze, quando la guida comincia a raccontarci del passato del vigneto, scopriamo che anche la sua proprietaria, purtroppo venuta a mancare solo da pochi mesi, era italiana. E la storia diventa intrigante…

La guida sembra non volersi soffermare troppo sulla nobildonna fiorentina che ha scelto di trascorrere gran parte della propria vita, dopo diversi anni tra Milano e New York, proprio qui a Sant Martí Vell, un paesino alle pendici di un placido vulcano. Non ci sono foto della donna, nè cartelli o richiami alla sua vita nella grande cantina che produce ben sette tipi di vino. Solo un’etichetta a lei dedicata, che porta il suo nome: Elsa. Comunque ci bastano pochi dati per risalire alla figura di Elsa Peretti.

Ma torniamo ai vigneti. In realtà si tratta di vigne intervallate da fitti boschi, che il mocroclima della zona e un terreno argilloso (fertile anche per la presenza del vulcano), rendono robuste e molto feconde. Non vi sveliamo tutte le fasi del trattamento, né i dettagli della produzione. Vi anticipiamo solo che la signora Elsa ha fortemente voluto qui il suo vigneto, tanto da chiamare un amico ed esperto sommelier francese, che ha selezionato per lei uve adatte esclusivamente all’ambiente e al luogo. Il risultato, a noi modesti estimatori, sembra ottimo!

La degustazione é il momento cruciale della visita e la buona riuscita dell’esperienza non dipende mai solo dalla qualità del nettare, ma anche dal panorama e dagli aromi della stagione. In questo caso abbiamo una terrazza sul vulcano, un tramonto spettacolare, una selezione di formaggi e salumi locali e un’ottima conversazione italo-catalana a base di cinema e letteratura. Non possiamo chiedere di piú!

Ma non è ancora finita… Dopo aver salutato i nostri nuovi amici, che ci promettiamo di rivedere a Girona, cerchiamo un hostal a pochi km da Sant Martí Vell e ci imbattiamo in un luogo particolare, fuori dal tempo. E’ un casale con una decina di camere e due grandi spazi dove leggere e ascoltare musica accanto a un camino acceso. Ricorda un po’ quegli hotel di montagna del centro Europa, con grandi poltrone in pelle, sedie a dondolo e panche di pietra piene di cuscini. Musica jazz in sottofondo, lampade basse ad illuminare solo porzioni delimitate di tavoli e superfici. E libri…libri ovunque. Il paradiso del viaggiatore “sofisticato”(direbbe qualcuno).

Decidiamo di trascorrere accanto al camino una buona parte della serata, quindi abbandoniamo ogni altro piano. Ordiniamo una bella zuppa calda e un uovo “estrellado” con patate fritte. Di fronte al nostro tavolo c’è solo una signora, mentre nella sala della libreria un gruppetto di turisti tedeschi discorre davanti a quattro boccali di birra.

La curiosità per la storia di Elsa riporta continuamente la conversazione in quella direzione. Cerchiamo online foto, interviste e particolari della sua vita. Non aveva un compagno, pare, nè figli. Era una donna indipendente, una modella e poi disegnatrice (tra le piú grandi e influenti di Tiffany). I suoi gioielli sono conservati perfino al British Museum, del Museum of Fine Arts di Boston e in quello di Houston. 

La nostra vicina ci osserva distrattamente dal tavolo di fronte e si rivolge alla cameriera in italiano. Che strano, non credevamo che in questa zona si concentrassero tanti connazionali! … ma capiamo subito che, come noi, è solo di passaggio. Notiamo inoltre che è una donna alta, distinta, con una certa eleganza nei modi e nel portamento. Il nostro film sulla vita di Elsa Peretti prende cosí forma e colore. Si tratterà di un avvocato che sta indagando sul suo testamento (sappiamo che ancora non é stato aperto, ma che tutto il paese è in attesa di un generoso lascito), oppure di una biografa chiamata dalla Fondazione Nando-Elsa Peretti o, chissà, proprio della sua erede diretta? Proviamo ad interrogarci, ma non lo sapremo mai perché la donna si alza prima di noi e va via di fretta…

Chi era Elsa Peretti, filantropa, modella, imprenditrice? Una designer che ha ideato gioielli ispirandosi alla natura di Sant Martí Vell, che ha fatto restaurare da sola tutto il borgo, una signora profondamente italiana e fiera di esserlo, una donna in vista nel mondo della moda, amica di Dalí e conosciuta negli ambienti artistici, ma di cui (almeno qui) nessuno parla. Osservate questa foto di Vogue del 1976 e provate a fantasticare anche voi!

La notte trascorre calma, nel silenzio della pianura. Anche se l’autostrada è vicina, le camere dell’hotel si affacciano sui campi retrostanti. Alle 8, prima di ripartire, la proprietaria ci prepara un’abbondante colazione a base di “embotits” e prodotti tipici locali, mentre il camino, perennemente acceso, riscalda l’ampia sala. La brina copre i rami degli alberi del cortile e piccoli cristalli di ghiaccio opacizzano i vetri, ma il cielo sembra sgombro dalle nuvole e la giornata promette ancora bene!

Raccogliamo i nostri zaini e ci dirigiamo a Ullastret, uno dei piú antichi e ben conservati siti iberici. Siamo attratti da questa civiltà che per oltre cinque secoli ha vissuto tra Catalogna e Andalusia, a stretto contatto con molti popoli del Mediterraneo. Però questo sito archeologico è diverso da altri villaggi che abbiamo già visitato, sia per la sua posizione strategica (sembra fosse circondato da un lago naturale che è stato prosciugato artificialmente alla fine del XIX sec), che per gli elementi d’arredo e i corredi funerari ritrovati, esposti in parte nel museo locale, in parte in vari musei nazionali.
Riconosciamo, grazie anche ad un`interessante mostra tematica del Museo Archeologico di Barcellona (visitata solo qualche mese fa), elementi caratteristici delle sepolture, sia decorativi che votivi, nonché le influenze dei popoli greci e fenici.

Sul percorso é possibile ascoltare, attraverso dei QR, interventi di archeologi, esperti e antropologi. Nel museo, invece, un video in 3D permette di comprendere, mediante una precisa ricostruzione degli ambienti, la vita quotidiana di queste popolazioni pre-romane.
Lasciamo il V secolo a.C. per un salto nell’Arte Contemporanea. A pochi km da Ullastret c`è un museo della Fundació Vila Casas, Can Mario, e decidiamo di fermarci a Palafrugell per qualche ora. Ad accoglierci una torre industiale e una piazza disseminata di sculture in ferro. All’interno uno spazio dedicato a Miró ed installazioni, oggetti, opere di vari artisti del nostro secolo. Riconosciamo Plensa, Serra, Guinovart e molti altri.

L’immersione nel “mondo dell’arte contemporanea” sazia la nostra curiosità, ma non la nostra fame. Vista l’ora, quasi le 15, cerchiamo un posto vicino e decidiamo, come sempre, di avventurarci tra i vicoli. Quasi tutte le trattorie sono chiuse, ma notiamo che nella piazza centrale ci sono un mercato e un grande edificio, con annesso un ristorante. Ci colpisce il nome, “Centre Fraternal” e il fatto che sia molto frequentato. Con soli 13 euro assaporiamo un piatto di cannolicchi freschi, un’abbondante paella ai frutti di mare, dell’ottimo vino rosato DOP e un dessert a base di formaggio locale.

Dopo il ricco pasto, sarebbe auspicabile una siesta, ma vorremmo raggiungere un`ultima meta prima di tornare a casa… La scelta ricade questa volta sulla Costa Brava.
“Jardins de Cap Roig”: è un noto parco botanico dove, durante l’estate hanno luogo importanti concerti, in particolare di musica pop e rock. I giardini appartenevano ad un colonnello russo e ad un’aristocratica inglese, ma attualmente sono gestiti dalla Fondazione di una nota banca catalana.
I colori dell’autunno sul mare, vividi e scintillanti, ci ipnotizzano. Percorriamo i sentieri tracciati tra varietà infinite di piante provenienti da tutto il mondo, un vero e proprio giardino marittimo. Siamo soli, anche qui, e ci godiamo pertanto senza fretta il tramonto dietro le rocce. Il tempo, come il vento, si ferma per qualche istante mentre il silenzio, interrotto solo da un gabbiano in volo sulle nostre teste, ci rende i “fortunati e consapevoli protagonisti” di questo quadro perfetto che é la Natura costiera d’inverno.

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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