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¡EL VERANO ES RURAL!

Alla scoperta del Vallès Oriental

 “Tutti sanno essere buoni in campagna”, ammetteva ironicamente Oscar Wilde… e aggiungiamo: “perché la campagna è buona con noi!”

Barcellona è il luogo ideale per trascorrere le vacanze estive. Sole, mare, montagna, non ci manca niente. Eppure a volte avvertiamo quel richiamo sommesso al quale non riusciamo proprio a resistere: è il vocio delle cicale tra i pini, il profumo dell’erba bagnata e dei fichi maturi, la delicata ondulazione di una mulattiera in mezzo ai filari, o il sapore forte e autentico dei prodotti della terra dopo una lunga giornata di cammino. Tutto ci riporta lì, a quella bolla verde di felicità che è la Campagna.

E’ con questo spirito che, a volte, ci svegliamo presto la mattina… e in pochi minuti il nostro zaino è già pronto. Tre sono le cose che non mancano mai: un costume, perché non è raro in Catalogna imbattersi in un “pantano”, una giacca a vento per la sera e un paio di scarponcini da trekking. Saltiamo in macchina e si parte! La destinazione è sempre “quel luogo che non abbiamo ancora visitato”, quindi la scelta è ampia.


Questa settimana siamo tornati nel Parque del Montseny e vi vogliamo raccontare un po’ cosa abbiamo visto e quali sono state le nostre impressioni.
A circa un’ora da Barcellona c’è un piccolo paradiso, immerso nel verde, un polmone di aria pura e fresca che, anche in alta stagione, stranamente, non è preso d’assalto dai turisti. E’ ideale per chi ama camminare, andare in moto o in bicicletta, allontanarsi dall’inquinamento atmosferico, ma soprattutto da quello acustico.

Dopo una ricca colazione on the road, ci dirigiamo a Santa Maria de Palautordera, e poi al vicino Sant Esteve, un paesino con meno di 2000 anime, dove cerchiamo il castello di Montclús (o dels Moros). Si tratta di un edificio a pianta quadrata, risalente all’XI-XIV sec., con un patio centrale e due torri. Non si può arrivare in auto, ci dicono, e il sentiero attraversa un fiume. Ma il fiume è secco, completamente arida la terra durante la stagione estiva, mentre il castello è facilmente raggiungibile attraverso un percorso tra i boschi, segnato ad ogni bivio con un cartello verde (camí). Impossibile perdersi.

Sul percorso scorgiamo varie attività agricole e un grande maneggio con almeno una cinquantina di cavalli. A parte un fuoristrada, non incontriamo nessun escursionista. Il sentiero è tutto nostro e il silenzio è totale, anche se non lo è mai veramente in campagna. Le cicale ci accolgono festose, mentre dietro i cespugli avvertiamo qualche lucertola che fugge veloce al nostro arrivo.

Giungiamo al castello di Montclús senza fatica, le mura sono imponenti e la torre laterale (una prigione) ancora quasi intatta. C’è un cartello con qualche informazione in catalano e in inglese, una pianta descrittiva, ma niente più.

Facciamo un breve giro di perlustrazione ed incontriamo un tunnel. Non è chiaro il periodo di costruzione, ma purtroppo è pieno di pietre e di materiale di risulta, quindi non è accessibile. Il castello infatti, è stato messo in sicurezza con alcuni interventi strutturali, ma non sembra che qualcuno sia interessato a “riabilitarlo” per i turisti.

Ci sediamo per qualche minuto su un sedile del XI secolo e riprendiamo fiato osservando, oltre il fossato, la montagna coperta da una coltre di nebbia grigia. Poi torniamo verso il paese. Facciamo un giro nella piccola piazza centrale e scambiamo due chiacchiere con una signora, che ci dà qualche consiglio su cosa visitare in zona. Ci dice di andare al pueblo di Montseny e poi di proseguire verso un’ermita a piedi.

Ma sono già le due del pomeriggio ed iniziamo ad avvertire la fame. Così, cerchiamo una trattoria o un bar sulla strada. Eccone uno, con menu (primo, secondo, contorno, dolce e una bibita 13€). Non è uno scherzo! Se si ha fiuto, è facile imbattersi in un buon menu turistico e di qualità… Ma qui, oltre ad essere ottimo e abbondante, è pure a Km0! Non esitiamo. Leggiamo Slow Food Community accanto alla porta e chiediamo un tavolo. “Potete sedervi là! – ci fa segno con il braccio la cameriera – Adesso arriva l’ombra”. Ipso facto, dopo cinque minuti l’ombrello naturale di foglie di un carrubo gigante ha già coperto il nostro bellissimo tavolo rotondo in pietra.
Qui è slow anche la cameriera, ma le birre ghiacciate giugono rapidamente. Ci prepariamo a due ore abbondanti di puro gusto e di relax.
Un cane e un gatto, come noi un po’ sonnolenti, corteggiano il nostro pollo a la brasa e il piede di porco (tipico piatto catalano). Gliene offriamo un po’ e per gratitudine, sembra vogliano accompagnarci, ma la simpatica cameriera zen argentina li richiama subito a rapporto.

Torniamo all’auto e, prima di ripartire, cerchiamo un B&B in zona. Non è facile trovare un posto libero a metà agosto, ma sembra che ci sia ancora offerta. Capanne sospese, masie, hotel con spa, hostales, case particolari, ce n´è per tutti i gusti. Optiamo per una camera con vista e prenotiamo. Il pomeriggio è ancora lungo.

Seconda tappa: Montseny. E’ un paesino tra le montagne da cui partono migliaia di sentieri. Visitiamo la chiesetta di Sant Julià e camminiamo senza meta tra le case, costruite in ordine sparso, fino ad arrivare ad un belvedere. Ma prima di affacciarci, notiamo un’iscrizione e una grande pietra levigata con incisa una serie di cerchi concentrici. E’ conservata in una teca di vetro. Si tratta, secondo alcuni archeologi, di una stele megalitica risalente a più di 5000 anni fa. Questa pietra di circa una tonnellata era parte della parete di una casa di pastori della piana della Calma e per questo motivo ha preso il nome di “estrella de la Calma”.

Siamo decisi a raggiungere una ermita di montagna, ma un ragazzo che incontriamo sulla strada ci consiglia di non camminare a lungo perchè il sole cala presto e il tempo sembra incerto. In realtà non pioverà, ma il suggerimento è stato provvidenziale, visto che abbiamo sottovalutato la distanza. Ci arriveremo in auto. 

La chiesetta di Sant Martí sembra abbandonata. E’ chiusa e circondata da arbusti e alberi, una piccola costruzione antica perfettamente integrata nel bosco.
Sempre in auto andiamo a El Brul, un’altra frazione di poche case con una bella chiesa e alcuni resti di un castello medievale. Saliamo sulla collina e aspettiamo il tramonto, poi torniamo verso Montseny dove ci attendono un’insalata speciale, vino rosso della regione e un panorama mozzafiato!

Andiamo a dormire presto… con lo zaino già pronto per ripartire.
L’idea è quella di imboccare la via della Costa e di arrivare al pantano di Santa Fe. Purtroppo non lo riusciremo a raggiungere a causa della strada dissestata e davvero poco adatta ad auto da città e a guidatori inesperti. Meglio percorrerla in bici o in moto, vista l’assenza di barriere. Su circa venti km di montagna, incontriamo per fortuna solo una jeep in senso contrario.

Torniamo verso Mosqueroles e ci fermiamo a Casa Mariona, o Casa del Parco. Siamo gli unici ospiti e la persona che gestisce lo spazio ci accoglie amabilmente, raccontandoci la storia della Casa del Parco e del suo fondatore, a cui sono dedicati un vero e proprio film di una ventina di minuti sul periodo della Guerra Civile spagnola, che vediamo volentieri, e una mostra.
Si tratta di Patxot, studioso e mecenate catalano con la passione per l’astronomia e la metereologia (… e per l’arte, la canzone popolare ecc), un filantropo che ha vissuto per l’Istruzione. Patxot diceva che solo la Cultura può permettere all’uomo di essere libero, perché non si puó vendere, né comprare (e noi, modesti promotori culturali, sottoscriviamo senza dubbio il suo pensiero). Il museo, oltre a raccogliere alcune delle sue foto, espone anche diversi strumenti di misurazione dei primi anni del XX sec.
La visita è gratuita e la mostra davvero interessante.

Facciamo due passi e continuiamo a guidare tra campi di granturco e strade di campagna, con qualche piccola deviazione a Fogars, dove troviamo la chiesa romanica di Santa Magdalena, con tre absidi, accanto a cui sta sorgendo una struttura che sembrerebbe un ostello.

Mangiamo un panino, facciamo una siesta e scendiamo verso il Parque del Montnegre… ma questa sarà un’altra storia!

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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