ARTE e CULTURA

HOTEL CASINò LA RABASSADA

Le rovine di un maestoso Hotel Casinò testimoni di una storia travagliata e di leggende macabre

Per riordinare un po’ le idee di questo anno appena iniziato, decido di passeggiare per Porto Olimpico di Barcellona. Distrattamente passo di fronte al  famoso Casino Barcelona, situato proprio sotto il lussuosissimo Hotel Arts. Una vera tentazione a chi ama sfidare la sorte o semplicemente assaporare l’emozione del gioco d’azzardo. Una struttura moderna, la quale, mentre proseguo la camminata mi fa sorgere un dubbio. Che sia l’unico casinò mai esistito di Barcellona?
I giorni successivi indago su alcuni testi e web trovando rapidamente risposta, la quale ovviamente è no! Tanto tempo fa esistette un altro casinò a Barcellona.
La ricerca però, se pur breve, apre una porta mai chiusa su un passato storico ancora oggi ricco di leggenda. Sto per parlarvi dell’Hotel Casino La Rabassada un icona della “Belle Époque” di Barcellona.

L’Hotel Casino La Rabassada fu un luogo fiabesco senza precedenti costato a quel tempo 2.5 milioni di pesetas. Una costruzione esorbitante dove l’alta borghesia, a inizio del XX secolo, si riuniva per feste, spettacoli e ovviamente il gioco della roulette. Ma come al solito andiamo per gradi indietreggiando nella storia per più di 100 anni.

La ricerca di relax e aria pulita
Con la costruzione della strada della Rabassada nel 1877 e il parco d’attrazioni del Tibidabo nel 1899 la zona del Collserola, denominato Parco del Collserola nel 1987, diventò presto meta principale della borghesia. Un’area verde ricca di flora, fauna e aria pulita lontana dai fumi e dal caos della città.

L’idea di un Grand Hotel nel verde
Politici e impresari hanno sempre guidato lo sviluppo delle città e l’area del Collserola, a ridosso del centro urbano, destò l’attenzione di un rinomato e rispettato impresario Miguel Montane i Martos. Con l’aiuto di inversori francesi nacque il progetto di costruire un Hotel di lusso dove poter sfruttare le caratteristiche naturali del luogo e promuovere l’economia turistica.

Fu così che nel 1899 venne costruito il Grand Hotel La Rabassada, situato lungo la strada che dal Tibidabo porta a Sant Cugat del Vallès. Progettato dall’architetto Edmon Lechevalier Chevignard, l’hotel per anni accolse la borghesia con la sua rinomata cucina francese, gli spettacoli, la sala da ballo ed un magnifico panorama.

Un nuovo progetto
Splendore e fama si espansero per tutta la Spagna e ben oltre il confine. Nel 1909 una riforma mastodontica convertirà il Grand Hotel la Rabassada in un casinò, orgoglio di Barcellona e grande attrazione per la borghesia del paese. Un progetto costato circa 2,5 milioni di pesetas. Josep Sabadell fu il nuovo direttore mentre il rinnovo stilistico e architettonico fu guidato da Andreu Puig. L’ampliamento incluse anche delle attrazioni: una montagna russa, una sala degli specchi magici, una terrazza panoramica, tiro al volo e ovviamente la sala da gioco. Per garantirne l’accesso fu istituito un servizio di tram che dal centro città portava fino al casinò.

Una fama durata poco
Come mai nonostante tutto lo sfarzo e la celebrità l’Hotel Casino La Rabassada non ebbe tanta fortuna come altri casinos d’Europa?
L’inaugurazione di questo straordinario complesso portò ben presto a chiusure premature, problemi al servizio di trasporto e sopratutto dibattiti politici e malelingue. Poco dopo la sua apertura il casinò dovette chiudere ripetutamente dovuto alla persecuzione del gioco durante la presidenza di José Canalejas Méndez (1910-12). Nel 1914 l’imminente guerra mondiale porta alla scarsa affluenza di turisti ponendo fine al periodo della “Belle Époque” e la morte di J. Sabadell per tifo ne causa l’ennesima chiusura e vendita del complesso.

Lo stabilimento fu comprato successivamente da Luis Ponet. Con il termine del conflitto mondiale il casinò riaprì i battenti nel 1919 però senza la licenza del gioco alla roulette. Problemi col servizio di trasporto ne resero difficile l’accesso e gli esigui introiti costrinsero l’apertura della struttura solo durante i mesi estivi. Le persecuzioni del gioco d’azzardo del governo di Canalejas prima e quella del Generale Primo Rivera nel 1923 poi, tolsero definitivamente i grandi introiti necessari per la sopravvivenza e mantenimento del casinò stesso. I tentativi dello stesso Ponet di raggiungere un accordo politico sul gioco furono vani. Solo l’esposizione del 1929 regalerà un breve barlume di popolarità prima di spegnersi definitivamente con la sua chiusura nel 1932.

Durante la Guerra Civile  (1936-39) verrà utilizzato come rifugio antiaereo e una squadra di “carabineros” si stabilirà fino al 1938. Terminata la guerra il Gran Hotel Casino la Rabassada rimane in totale abbandono e le sue condizioni fatiscenti ne determinano la demolizione nel 1940.

Storie e leggende
La Rabassada continua ancora oggi a far parlare di sè a 80 anni dalla sua demolizione. Durante la sua attività fu spesso portato al centro di dibattiti politici per presunte corruzioni e inadempienze della legge. Pare infatti che influenze politiche e impresarie facessero la differenza tra un luogo lecito al gioco o no. Fu persino additato come causa principale dell’aumento delle case di prestito a Barcellona a tassi esorbitanti.

La stampa non perse occasione nel gettare benzina sul fuoco riguardo le attività ludiche che si svolgevano all’interno del casinò dando così spazio a dicerie popolari.
Il gioco della roulette causò la perdita di ingenti somme di denaro portando alla miseria molte personalità. Seguendo il filone dei grandi casinò di Montecarlo e Nizza si narra che anche quí fosse a disposizione “la stanza del suicidio”. Un luogo tranquillo e riservato per chi, ingoiato dalla vergogna e miseria, decise di togliersi la vita in intimità accompagnato, come narra la leggenda, da una bottiglia di cava fresco.

Tra le feste e gli spettacoli che si celebrarono si insinuò anche la voce, non confermata, che la stessa Vampira del Raval, Enriqueta Martí Ripollés, frequentasse il casinò. Si narra che la donna offrisse incontri sessuali e unguenti curativi all’alta borghesia. Pozioni, in base ai racconti, realizzate con organi di bambini che lei stessa rapiva.
In aggiunta alle storie popolari un rinomato padre della chiesa, Juan Tusquets Terrats, scagliò pesanti accuse e teorie complottiste sul casinò. In un articolo di giornale additò il casinò la Rabassada di favorire incontri della loggia massonico-giudaica, grande nemica e pericolo della buona condotta cristiana.

Le sue vicende macabre non terminarono nemmeno dopo la sua chiusura. Durante la guerra civile fu silenzioso testimone di diverse esecuzioni e assassinii tra cui quello del giornalista Josep Maria Planes i Martí avvenuta nel 24/8/1936. Anche la strada isolata e ricca di vegetazione divenne teatro di sparatorie e assalti a mano armata anche diurne.

Cosa rimane oggi del Hotel Casino la Rabassada
Del casinò oggi rimane solo una misera facciata e poche strutture ancora intatte tra cui la balconata e alcuni tunnel. L’imponente scalinata, gli edifici, il lago e le attrazioni sono state smantellate o distrutte lasciando spazio alla natura che non ha perso tempo nel riappropriarsi di questo luogo. La vegetazione e l’edera si espandono sulla struttura seminascosta proprio come l’alone di mistero che si intreccia con le sue storie e leggende.

Addentrarsi è un po’ come essere catapultati in un tempio abbandonato e inghiottito dalla giungla. A parte le strutture più evidenti, bisogna aguzzare la vista e la fantasia per vederne i resti e immaginare la sua passata maestosità. Nonostante muri e stanze non ci siano più, le vicissitudini del casinò hanno destano tutt’ora l’interesse di ricercatori di eventi paranormali, i quali raccontano di aver sperimentato manifestazioni di psicofonia ed elettromagnetismo nel luogo prediletto del gioco d’azzardo.

L’autore Marco Pachiega

Adoro la natura, i viaggi con lo zaino e conoscere differenti culture. Nella mia borsa a tracolla non manca mai una reflex e un quaderno per scrivere. Mi definiscono prudente ma curioso, io aggiungerei sensibile. Lavoro come guida turistica e personal trainer. Ma la mia aspirazione è fare il fotografo di viaggi.

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