Tradizioni / Sagre

LA SETTIMANA SANTA TRA PUGLIA E CATALOGNA

Per i tarantini la Settimana Santa è quel periodo dell’anno in cui si “deve tornare” a casa. Ovunque tu sia, qualsiasi professione ti tanga legato al luogo che hai scelto per vivere, nulla ti può fermare; il richiamo della terra in questo periodo dell’anno, è seducente e martellante come il canto delle sirene di Ulisse!

I riti della Settimana Santa, a Taranto come in altre città pugliesi, sono sinonimo di unione e tradizione, ma anche di spiritualità e radici. Le bande che accompagnano i Misteri, la Troccola, lo strumento ligneo che apre le vie del centro ai confratelli incappucciati e a piedi scalzi, la tipica nazzecata, quell’incidere lento e barcollante che ricorda il faticoso percorso di Gesú con la croce… Solo chi vi è nato puó comprendere e provare le sensazioni forti generate da tale consuetudine.

Ma il filo che lega il Sud Italia alla Spagna, in particolare agli usi e costumi delle sue regioni meridionali, è ancora saldo. Dunque lasciamo per un attimo da parte la Nostalgia e seguiamo la Curiosità. Le radici della nostra Storia sono vicine, a pochi passi da qui … dobbiamo solo ricostruirle.

La storia dei Misteri di Taranto è strettamente legata alla tradizione iberica. Le prime testimonianze risalgono alla dominazione spagnola, anzi aragonese, visto che i nostri riti pasquali sono già presenti nel 1500. Nel XVII secolo, un periodo difficile per Taranto, in cui la popolazione è decimata da guerre e carestie, i membri delle confraternite si recano per il Giovedí Santo a visitare i sepolcri della città vecchia e pregano per la popolazione. Le statue (l’Addolorata e il Gesú morto) giungeranno solo molti anni dopo, nel 1765, commissionate a Napoli da una nobile famiglia tarantina.

Se si attraversa la penisola Iberica, si noterà che molte Virgenes Dolorosas ricordano le belle Madonne delle processioni del sud Italia (e non di rado la loro provenienza é la stessa).

Cosa resta invece in Catalogna dei riti della Settimana Santa? A quanto pare, e fortunatamente, ancora qualcosa.

A Tarragona, ogni Venerdì Santo, dal 1550, dodici confraternite portano in processione ben venti misteri, accompagnati dagli armats e dai loro tamburi. Gli elmi e gli scudi dorati dei soldati scintillano oggi, tra le vie della romana Tarragona, ricordando, oltre alla Passione, il glorioso passato di questa potente città. Anche a Badalona e in altri comuni vicini a Barcellona, da quasi 400 anni, si perpetua la tradizionale processione del venerdí. Ma c´ è dell’altro. In Spagna la settimana Santa è sinonimo di energia e rinnovamento.

Ad Olesa di Montserrat, dal Medioevo (ma i primi documenti scritti risalgono al 1538), si rappresenta, e tutta la cittadinanza è coinvolta in questo grande evento, la Passione di Cristo sottoforma di un vero e proprio spettacolo teatrale. Negli anni, nonostante le interruzioni a causa di lotte di potere, rivolte, incendi e guerre civili, questa usanza è sopravvissuta e ancora emoziona e commuove chi ha la fortuna di assistervi.

Ben più inusuale, almeno per noi italiani, è la danza della morte di Verges del Giovedì, che scandisce a suon di flauti e tamburi, il cammino inesorabile di tutta l’umanità verso un unico e comune destino.

Dal 1666 (secolo in cui pestilenze e guerre affliggono senza sosta queste terre) i riti hanno inizio con una processione e terminano con la danza di cinque scheletri nell’oscurità. Gli scheletri suonano e ballano, mentre la musica, incanto e seduzione, diventa, con il tempo, un richiamo diabolico verso le viscere della terra. Monito, e non solo, amara constatazione: Per tutti giungerà l’ora finale e sarà, come disse il nostro grande Totó, una Livella.

Per noi barcellonesi d’adozione, questa settimana Santa, che continueremo a documentare, è iniziata con la colorata messa internazionale della domenica delle Palme e con l’illuminazione della facciata di Subirachs della Sagrada Familia.

Per tre sere, due voci narranti e solenni canti corali, hanno accompagnato i personaggi di pietra del sacro tempio di Gaudí verso il calvario, la croce e la luminosa resurrezione. Migliaia di volti sollevati verso uno spettacolo che, per credenti e non, rinnova attraverso i secoli il Grande Mistero…

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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