Food, Arte e Cultura, Natura, Slow tour

PAMPLONA: NON SOLO PINTXOS!

La città di Pamplona, o Iruña in basco, è il capoluogo della Comunità Autonoma di Navarra, centro strategico della regione dal quale è possibile visitare facilmente tutte le altre città e paesini che la circondano. Pamplona ha due lingue ufficiali: oltre il castigliano si parla anche la lingua basca (euskera). Si tratta di una lingua misteriosa, molto studiata dai linguisti che ancora oggi cercano di capire quale possa essere il suo origine. Attualmente, si sa solamente che non appartiene al ceppo indoeuropeo, come afferma Larry Trask nel suo Euskararen etorki eta ahaideak: datuen analisia (1998): «Si può affermare con sicurezza che l’euskera […] è l’unica lingua preindoeuropea sopravvissuta nell’Europa occidentale».

Quando pensiamo a Pamplona, istintivamente, ci viene l’acquolina in bocca: è inevitabile che la nostra attenzione ricada sulla famosa gastronomia della regione e in particolare sui pintxos. Si tratta di stuzzichini molto simili alle tapas, formati tradizionalmente da una fetta di pane e una porzione di cibo (formaggio, tortilla de patatas, prosciutto, etc.) tenuti insieme da un uno stecchino, da cui la pietanza prende il nome di pintxo. Questi stuzzichini, vengono abitualmente esposti sui banconi dei bar del centro-nord della Spagna – particolarmente delle regioni di Navarra, Cantabria, Castiglia e León, La Rioja, le Asturie e i Paesi Baschi – accompagnati da un txikito (vino rosso) o un zurito (una piccola birra).

Attualmente, la concezione di tale prelibatezza è leggermente cambiata: ogni aperitivo a base di pintxos si è ormai trasformato in una vera e propria esperienza culinaria, i cuochi spagnoli continuano a sperimentare, unendo innovazione e tradizione per ottenere un’esplosione di sapori e odori.

Ma Pamplona, non è solo pintxos, è molto di più! Tappa del cammino di Santiago, si converte in luogo spirituale, di riposo e ristoro, d’incontro tra culture, mentalità, pensieri e vissuti completamente diversi tra loro. Le segnalazioni del cammino di Santiago percorrono il centro storico e arrivano fino al parco della Taconera, uno dei principali parchi della verde città di Pamplona nel quale si trova un minizoo dove si possono incontrare vari tipi di volatili (cigni, pavoni, fagiani, etc.) e cervi in stato di semilibertà oltre che monumenti a personaggi illustri, elementi architettonici e scultorei di differenti stili. Il parco si prolunga e confina con altre due zone verdi: il parco Larraina e il parco Antoniutti. Anche l’Università di Navarra si incontra immersa nel verde: il campus universitario si estende in una grande area attraversata dal fiume Sadar, percorribile attraverso sentieri interni. Inoltre, tra le innumerevoli zone verdi della città, risalta il parco di Yamaguchi, progettato da paesaggisti giapponesi con lo scopo di rappresentare le quattro stagioni e per questo motivo composto da molti elementi della cultura orientale con la loro intensa simbologia: si incontrano particolarmente una cascata, un geyser di venti metri di altezza, dei ponti in legno e pietra, rispettivamente yatsubashi e l’ishibasi, l’ultimo dei quali rappresenta i percorsi della vita. Configurato come un vero e proprio giardino della tradizione giapponese, può essere considerato un luogo di meditazione e spiritualità, dove trovare tranquillità e relax.

La zona verde più rappresentativa in assoluto di Pamplona è il parco della Cittadella che ospita la fortezza militare del XVI secolo. È uno spazio di 280.000 m2, circondato una cinta muraria a forma di stella, destinato oggi alla cultura e allo sport: non è difficile scorgere persone fare jogging o quadri sparsi per l’intero parco. Spesso vengono organizzate manifestazioni artistiche e culturali dentro e fuori i componenti del complesso architettonico militare del Rinascimento spagnolo: esposizioni, mostre di vario tipo e addirittura i fuochi artificiali a luglio durante la festa di San Fermino. Quest’ultima è la festa principale della città, famosa in tutto il mondo principalmente per l’Encierro, una folle corsa che i pamplonesi, vestiti di bianco e con un fazzoletto rosso, compiono ogni anno per le vie del centro storico, inseguiti da tori per circa 800 metri fino ad arrivare alla Piazza dei Tori

Percorrendo le strade del centro storico ci si tuffa automaticamente nel passato: il quartiere è di origine medievale, con edifici e strade strette, vicoletti, blocchi irregolari e vari punti panoramici.  Continuando a percorrere le viuzze in pietra, gli stili si intrecciano: tra la facciata rococò del Municipio con dettagli di gusto barocco, la Cattedrale gotica con la facciata ovest neoclassica, la Chiesa gotica di San Saturnino e l’ecletticismo medievale della Chiesa di San Nicolas, il rinascimentale Museo di Navarra, fino ad arrivare allo stile quasi moderno della Piazza del Castello, soggette a continue modifiche dal 1600 fino alla sua inaugurazione nel 1931. Al suo interno, al contrario di quello che ci potremmo aspettare, non vi è nessun castello, bensì un’emblematica edicola posta al centro della piazza porticata. L’edicola si trova lì solo da un secolo: prima del 1910, vi era una grande fontana sormontata dalla statua dell’Abbondanza, la cosiddetta Mari Blanca, che adesso si trova nel parco della Taconera. A rendere ancora più speciale la Piazza del Castello è l’allegria che si respira: è sempre frequentata da un via vai di gente che passa di lì per imboccare i vicoletti del centro o per prendere dei pintxos con gli amici.

A soli 4 minuti a piedi dalla Piazza del Castello, vicino a Piazza dei Tori, si trova la famosa scultura rappresentante Ernest Hemingway, realizzata dal catalano Luis Sanguino, tributo che la città di Pamplona ha voluto fare al premio Nobel per la letteratura nel 1968.

Come hai visto, Pamplona ha proprio di tutto! Quindi solo rimane sapere cosa farai una volta lì: un tour culinario, lunghe passeggiate all’aria aperta, visitare monumenti, festeggiare San Fermino, imparare qualche parola in euskera… o un mix di tutto ció? A te la scelta!

L’autore Erika Scarcella

La Spagna ha avuto sempre nei miei confronti un richiamo irresistibile: avevo solo 10 anni mentre passeggiavo sull’affollata Rambla ed ero già stata rapita dal fascino della cultura spagnola. Attualmente vivo a Cartagena, dove frequento un Máster in Gestione e direzione dell’impresa turistica. Il mio obiettivo per il futuro è scoprire ogni angolo della Spagna e fermarmi a lavorare e vivere qui.

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