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POBLENOU: INCANTO O MAGIA?

Oggi, approfittando di una giornata di sole (ultimamente rare a Barcellona), abbiamo pensato di fare un giro al Poblenou, un luogo davvero singolare. Qui, tra grattacieli, centri commerciali e sedi di grandi multinazionali, sopravvive ancora, nascosto dietro le facciate grigie dei nuovi edifici, un microcosmo antico, fatto di vicoli stretti, botteghe con vecchie insegne scolorite, case dai balconi comunicanti e panni bianchi stesi ad asciugare sulle terrazze.

Non chiedeteci dove sono né, quando li avrete trovati, cosa sarà di questi vicoli nelle future stagioni… Il cambiamento negli ultimi anni è stato talmente rapido e radicale che oggi non ne restano che pochissimi.

Encants: inizia con questa parola la “seducente” storia di un barrio nascosto di Barcellona. Tra banchi improvvisati di rigattieri, mercati delle pulci e vecchi depositi di antiquari, è facile perdersi tra le maglie del passato e, come per incanto, rimanere impigliati nella fitta rete delle antiche chincaglierie di un universo ormai scomparso.

Nostalgici, osserviamo alcune foto dei primi del ´900 esposte in vendita su un bancone. Solo la cornice in realtà ha un prezzo… quelle fotografie sbiadite infatti non appartengono più a nessuno. Eppure nelle sagome ritte, nei vestiti scuri, nei volti sbiancati dalla cipria, è possibile riconoscere qualche noto ritratto di famiglia (di quelli, per intenderci, disposti in fila sui comò delle nonne o conservati gelosamente in qualche cassetto).

Passeggiamo tra armadi di rovere e ciliegio, che emanano un aroma remoto di legno umido e naftalina. Tra le ante socchiuse riusciamo ad intravedere qualcosa. “Questo deve essere appartenuto ad un club di pallacanestro del dopolavoro dei pompieri, qui invece c’è una circolare del Gobierno Civil del 1962. Guarda questa foto! Dove sarà stata scattata? E questa litografia, non ti ricorda qualcosa?” Tocchiamo le superfici impolverate ed immaginiamo grandi case abitate da più famiglie; la gente raccolta attorno ad un tavolo ovale, “riservato” al pranzo delle feste. La luce, dalla strada lastricata, illumina le tappezzerie che cambiano, sia nel colore che nelle geometrie, attraverso i decenni. Eppure non sembra sia passato così tanto tempo!

Qualcuno si affanna a raccogliere e restaurare statuine in ceramica, mobili abitati irrimediabilmente dai tarli, logore casse da corredo, cimeli e ruderi ante-Ikea.

Si mercanteggia a Encants. E solo così, tra le bancarelle di questi contemporanei “robivecchi”, alcune vetuste carcasse abbandonate sui marciapiedi riprendono vita… per la gioia di qualche acquirente reazionario, che come noi, è forse ancora troppo legato ai ricordi.

Ma continuiamo il nostro giro attraverso Glòries, compriamo due birre ghiacciate e ci riposiamo per qualche minuto su una delle tante sedie a sdraio che affollano il piazzale del Museo del Design. Non sarà la Costa Brava, ma anche questa piccola oasi di pace tra i palazzi, ha un suo intrinseco fascino.

Ritorniamo dunque alle nostre peregrinazioni urbane e ci addentriamo tra le vie del Poblenou. I contrasti si fanno sempre più violenti, ma per fortuna, oltre la fredda architettura contemporanea e le pareti squadrate, sopravvivono ancora degli angoli di verde, qualche ciminiera di mattoni rossi e alcune fabbriche destinate a uffici pubblici e lofts. Ci fermiamo al Museo Can Framis (Fundació Vila Casas) che conserva delle interessanti opere di artisti catalani dagli anni `60 ad oggi. All’ingresso scorgiamo una scultura di Jaume Plensa e varie fotografie sui muri laterali. Ma è l’esposizione temporanea che attira la nostra attenzione.

Si tratta di uno spazio dedicato a Jordi Fulla. Umbral y resplendor è il titolo di questa mostra che ci riporta al passato, anzi ad un tempo indefinito. Fulla, attraverso la sua opera, ricrea infatti un ambiente in cui origini, memoria, identità, cultura e natura lasciano cadere le proprie barriere e tutto viene restituito ad una dimensione mistica ed eterna.

Il centro dello spazio espositivo è la cabaña, una costruzione di pietra che, a noi pugliesi, ricorda forse un po’ i classici trulli… In realtà questo tipo di struttura è estremamente antico e molto diffuso tra i popoli del Mediterraneo. Ne troviamo alcune testimonianze già a partire dal Paleolitico.

Osservando le foto di Fulla e la campagna, oltre le porte aperte di questi primitivi trulli catalani, ci sembra davvero di riconoscere i colori delle nostre terre, pietrose e aride, che l’uomo è riuscito faticosamente ad addomesticare e con cui convive in armonia da secoli.

Ascoltiamo il soffio del vento attraverso i campi di grano e di papaveri, restiamo abbagliati di fronte al luccichio delle foglie argentate degli ulivi e avvertiamo il profumo intenso dell’uva tra le viti, cariche per la vendemmia. Un’esperienza sensoriale forte, per chi vive in una città caotica e veloce come Barcellona.

E terminiamo la nostra passeggiata al Clot, un’altra caratteristica isola con una forte personalità. Le case ricordano un po’ Gracia, ma qui sembra che il turismo non sia mai arrivato. Botteghe artigiane e piccoli negozi, anziani signori che giocano a carte, famiglie che passeggiano per i viali alberati. Eccoci di fronte ad un altro spicchio di quella Barcellona autentica che continua a sorprenderci…

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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