Arte e cultura / Shopping e lifestyle

QUARTIERI POPOLARI, PATRIMONIO E RISORSA PER IL FUTURO

LA SAGRERA

Ogni città si trasforma inevitabilmente: scompare o cresce a dismisura.

E` questa la tendenza del prossimo futuro. Da una parte si moltiplicano i borghi fantasma e dall’altra dilagano metropoli in continua espansione.

Dove va Barcellona? E’ indubbia la “direzione progressista” di questa città, che attrae oggi importanti investimenti internazionali e che allo stesso tempo é afflitta da problematiche sempre piú “moderne”. Ma é davvero tutto come appare?

Mentre nuovi e lucenti hotels di vetro sostituiscono teatri modernisti e le multinazionali dell’abbigliamento occupano edifici storici, i sobborghi si ripopolano, allargandosi a macchia d’olio. Là dove il mare ne arresta l’espansione, la montagna non rappresenta piú un ostacolo. Ed ecco che i treni e le metropolitane iniziano a valicare i confini urbani per portare i nuovi quartieri popolari oltre i limiti della periferia cittadina.

Ma Barcellona dispone forse di una risorsa in piú rispetto ad altre metropoli, di una “struttura interna solida e articolata”, di una sacca di resistenza nel cuore della città che affronta con costanza i “cambiamenti climatici della modernità”: È il Barrio.

L’appartenenza al quartiere é per i barceloneses quasi come l’appartenenza ad una tribù o a un gruppo familiare allargato. Chi nasce in un barrio, anche se il destino lo porta altrove, sente il bisogno di tornarci, di partecipare attivamente alle feste e agli eventi popolari, di sostenere le associazioni spontanee, di lottare per difenderne l’autenticità. “Soy de aquí de toda la vida!” é un’espressione abbastanza diffusa.

Molti di questi quartieri popolari di Barcellona, cresciuti per raccogliere nel recente passato soprattutto impiegati e operai delle fabbriche (numerose già a partire dalla Rivoluzione Industriale), hanno in realtà una storia che rimonta al Medioevo.

Oggi vi vorrei parlare di uno di essi, la Segrera, una zona a forte vocazione sociale già dall’antichità.

Abitato da contadini, questo barrio nasce nel XI secolo come area popolare protetta, grazie ad un accordo tra nobiltà e Chiesa. Il Medioevo, si sa, non favorí mai in Catalogna (e probabilmente neanche in altri luoghi) le classi popolari, soggette spesso a razzie e aggressioni da parte di nobili ed avidi possidenti.

Per questo e per porre fine alle continue lotte per il controllo del territorio, l’abate Oliba fece realizzare un circuito sacralizzato attorno alle chiese, con l’obiettivo di rendere quest’area libera da ogni forma di violenza.

L’appartenenza al quartiere é per i barceloneses quasi come l’appartenenza ad una tribù o a un gruppo familiare allargato. Chi nasce in un barrio, anche se il destino lo porta altrove, sente il bisogno di tornarci, di partecipare attivamente alle feste e agli eventi popolari, di sostenere le associazioni spontanee, di lottare per difenderne l’autenticità. “Soy de aquí de toda la vida!” é un’espressione abbastanza diffusa.

Molti di questi quartieri popolari di Barcellona, cresciuti per raccogliere nel recente passato soprattutto impiegati e operai delle fabbriche (numerose già a partire dalla Rivoluzione Industriale), hanno in realtà una storia che rimonta al Medioevo.

Oggi vi vorrei parlare di uno di essi, la Segrera, una zona a forte vocazione sociale già dall’antichità.

Abitato da contadini, questo barrio nasce nel XI secolo come area popolare protetta, grazie ad un accordo tra nobiltà e Chiesa. Il Medioevo, si sa, non favorí mai in Catalogna (e probabilmente neanche in altri luoghi) le classi popolari, soggette spesso a razzie e aggressioni da parte di nobili ed avidi possidenti.

Per questo e per porre fine alle continue lotte per il controllo del territorio, l’abate Oliba fece realizzare un circuito sacralizzato attorno alle chiese, con l’obiettivo di rendere quest’area libera da ogni forma di violenza.

Furono quindi edificati i sacrarium, edifici in cui i contadini potessero deporre le proprie merci (anticamente venivano usati per proteggere i beni della chiesa e le zone cimiteriali). Le frontiere, a trenta passi dalle mura (triginta passuus ecclesiasticus) delle sagreres, divennero così confini “di pace”, liberi da ogni forma di aggressione e saccheggio. Per chi non avesse rispettato il patto, la pena già scritta, sarebbe stata terribile: esclusione dai sacramenti o, in caso di gravissimi reati, anatema!

La Sagrera nasce quindi come zona popolare protetta e, nonostante la speculazione edilizia abbia causato anche qui gravi danni, é possibile ancora per un visitatore attento ritrovare, tra le pietre rosse e gli archi a tutto sesto, qualche piccolo segno di quel passato.

Cos’é diventato oggi questo quartiere? Di certo non ha perduto la propria vocazione sociale. Anzi, passeggiando tra le vie e le piazze della Sagrera, brulicanti di gente proveniente da tutto il mondo, respiriamo aria nuova di integrazione e partecipazione.

Ma il vero spirito della rinascita della cultura popolare é vivo soprattutto nell’Arte!

Espressione di un malessere, di libertà, di appartenenza… Leggiamo tra i graffiti del Nau Bostik, una vecchia fabbrica convertita in uno spazio culturale, il nuovo messaggio di un barrio che non vuole cedere, che ha paura di essere fagocitato da un presente ingordo, ma che allo stesso tempo esprime con il linguaggio piú moderno possibile, la propria voglia di cambiare.

Trasformazione e Resistenza. Sono due parole che possono apparire in contrasto, ma che sui muri della Sagrera si alternano con leggerezza ed estrema coerenza. Un leopardo ed un passero giocano tra fiori tropicali, personaggi leggendari affiancano abitanti della strada, linguaggi elettronici e antiche calligrafie danzano in un eterno abbraccio tra presente e futuro.

Un muro di cinta della fabbrica protegge questo luogo, proprio come le segreres dell’abate Oliba, peró oggi un cancello resta aperto sulla città.

“Qui nessuno é escluso” sembra dirci una donna che si affaccia minacciosa da una parete vicina all’ingresso “Ma attenzione! Ora che la Chiesa non ne custodisce piú i beni, la Sagrera ha imparato a proteggersi da sola

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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