Tradizioni & Sagre

SE L’UOVO BALLA, NOI TENIAMO IL TEMPO!

Da piccola trascorrevo l’estate in campagna ed ogni anno si rinnovava la stessa routine. Si partiva a fine giugno, solitamente all’alba per evitare il caldo afoso delle mattine pugliesi, e per due mesi ci svegliavamo tutti, genitori, nonni, zii e cugini, con il canto del gallo e l’odore acre delle stoppie bruciate dal vicino. La nostra colazione bucolica, lo ricordo come fosse ieri, era sempre la stessa, a base di fichi, pesche, pampanelle e uova. Avevamo inoltre diverse galline che ogni mattina ci regalavano, con la stessa frequenza di un orologio svizzero, almeno una dozzina di uova fresche.

Così lo zabaione non mancava mai, nelle sue infinite varianti, e soprattutto non scarseggiavano le uova da bere o, come le chiamavamo io e mio fratello, le “uova bucate”. Sceglievamo quelle più grandi e regolari e, dopo averle lavate con acqua corrente, applicavamo due fori opposti sulla superficie, per poi berne il contenuto. Una volta svuotate, le riponevamo in un cestino (assieme alle uova ancora integre) e le portavamo in cucina.

Il nostro scherzo, dopo i primi tentativi comunque riusciti, non era più una sorpresa, ma continuava a divertirci… Chissà se avessimo avuto anche una fontana zampillante!

A Barcellona qualcuno ci ha pensato circa 600 anni fa. Forse un gruppo di nobili annoiati in attesa dell’arrivo della processione del Corpus Christi oppure un bambino musulmano giocando nel patio della propria casa, o magari un signore napoletano durante una serata goliardica in compagnia di quattro amici. Le teorie si sprecano! Secondo la Chiesa cattolica, l’uovo rappresenta il corpo di Cristo e la fontana il calice, l’acqua é la vita e le ciliegie il sangue. Per la tradizione pagana invece l’uovo simboleggia la fertilità, i fiori e i frutti le novità della terra, l’acqua la purezza della primavera.

Ciò che é certo, indipendentemente dalle interpretazioni storiche, dalle ricostruzioni sociologiche, dagli studi degli esperti, é che il nostro uovo forato, ogni anno, in corrispondenza della celebrazione del Corpus, balla come una “tarantata” per ben quattro giorni, tra le fontane e i chiostri antichi di una Barcellona inedita.

Ma come si puó documentare una tradizione, se non si assapora con la gente del luogo? Sarebbe come mangiare un’aragosta sui Pirenei o una brioche con granita al limone in aeroporto. E’ sempre possibile, ma in riva al mare é preferibile.

Così ieri pomeriggio ho deciso di visitare gran parte delle chiese e dei cortili che allestiscono “l’ou com balla” (perché si tratta di vere scenografie!) con due amiche catalane d’eccezione, una storica medievalista di Barcellona ed una ex bibliotecaria, entrambe nate e cresciute tra Eixample e barrio gotico.

Ed ecco che, alla tradizione ormai nota, si sommano alcuni particolari che un turista distratto a volte non riesce a cogliere. Si attraversano corridoi che portano a grandi sale di lettura, affrescate almeno due secoli fa, si scoprono giardini solitamente chiusi e riservati a pochi fortunati, ma soprattutto si sosta nei “posti giusti”, quei caffè che, correndo per Barcellona, magari non notiamo, ma che oltre le porte di legno intagliate, nascondono un mondo di antichi sapori e schiette prelibatezze, alta pasticceria a “conduzione familiare”.

Abbiamo camminato per almeno cinque ore, partendo dal primo chiostro, quello della Cattedrale, dove pare sia stata documentata nel 1637 la nascita dell’ou com balla, fino ai giardini de Rubió y Lluch. Tutto il programma é ben redatto, con mappe e percorsi, online e sui vari depliant distribuiti in città, quindi non vi tedierò ancora con le mie descrizioni… Vi consiglio solo di approfittare del clima mite di questi giorni e di non fermarvi davanti a nessun portone aperto!  Entrate! Seguite l’uovo che balla e assecondate pure il suo ritmo vitale.

L’autore Cinzia Marzo

Sono giunta in Spagna per caso. Il turismo che cerco di praticare e di promuovere é prevalentemente culturale e sostenibile.

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con un Master in Advanced International Studies. Ho studiato e lavorato per diversi anni all’estero, in Tunisia, Francia, Australia, e viaggiato in tutto il mondo.

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