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TRE GIORNI A VALENCIA: TURISMO CULTURALE PER CONTRASTARE IL SIG. “COVID-19”

Parte 1/3

Prima di cominciare la mini vacanza nella terza città di Spagna in quanto a numero di abitanti, è stato doveroso informarsi sulle limitazioni e obblighi imposti dalle autorità spagnole e valenciane per quanto concerne la situazione sanitaria.

Siamo alla fine di settembre e partiamo con queste informazioni alla mano: 
- Obbligo di mascherina ovunque, soprattutto in spazi chiusi, ma anche all’esterno. Eccezione in spiaggia dove è possibile toglierla rispettando le misure di distanziamento imposte e le segnalazioni degli addetti alla sicurezza.

– Obbligo dei locali, chiamiamoli “notturni”, ad una chiusura imposta all’una di notte, ma anche i ristoranti hanno l’obbligo di chiusura a quell’ora e dalle 23.30 non devono più ricevere nuove ordinazioni. Quindi, per questa volta, abbandoniamo l’idea di vivere la sfrenata vita notturna valenciana e di ricercare la “movida spagnola”.

– Anche al ristorante la mascherina è obbligatoria. É permesso togliersela, logicamente, solo durante la consumazione delle pietanze.

– Musei, monumenti, mercati, chiese e tutte le attrazioni culturali in grado di raccontare Valencia sono aperte al pubblico con l’obbligo di far rispettare distanze di sicurezza e far trovare sempre gel idroalcolico igienizzante per lavarsi le mani all’entrata.

Con queste indicazioni prepariamo i nostri tre giorni di visita a Valencia.

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Iniziamo l’avventura nella zona limitrofe al mercato centrale, e dando retta ad alcune dritte ricevute da guidavalencia.com cominciamo visitando il Museo della Seta, che scopriamo, con meraviglia, non essere l’edificio conosciuto come “Lonja de la Seda”.

Museo della Seta – Rilevante per comprendere parte della storia di Valencia

Alla sua apertura siamo già in Calle del Hospital numero 7, ore 10 del mattino. Gel all’entrata e la ragazza che ci attende ci consiglia l’acquisto di una entrata multiple che permette la visita anche della “Chiesa dei Santi Giovanni”, che si trova a fianco del mercato centrale e la “Chiesa di San Nicola”, chiamata anche “la cappella Sistina di Valencia”. Consiglio accettato, costo totale 8 euro.

Dopo averci fornito un codice QR per accedere all’audioguida tramite il nostro cellulare (importante portare con sé le proprie cuffie per un miglior ascolto), la ragazza ci spiega il percorso da seguire e ci augura una buona visita.

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Visita che dura all’incirca un’ora e mezza, distribuita in diverse sale, e che risulta essere di gran interesse perché l’audioguida, assieme alle diverse esposizioni, permette di comprendere come la produzione, lavorazione, regolamentazione del settore e commercializzazione della seta hanno condizionato per diversi decenni la storia e l’economia della città di Valencia.

La sala, che chiude la visita, presenta un antico telaio in legno con il quale ancora oggi vengono realizzate dimostrazioni di come si lavorava anticamente la seta (non durante questo periodo “covid”, come ci aveva anticipato la ragazza all’inizio della visita).

Si continua seguendo il “filo di seta”

Usciamo soddisfatti e ci dirigiamo verso la zona del mercato centrale per andare a conoscere la “Lonja de la Seda” e dare continuità alle informazioni appena ricevute.

Nel tragitto ci si ferma per un caffè “rapido all’italiana”, in piedi e al bancone. A parte la gente seduta nella terrazza esterna del bar tutti portano la mascherina e, bevendo il caffè, il barista ci dice “tampoco se puede fumar” e capiamo che un’altra limitazione imposta per la sicurezza sanitaria è il divieto di fumare nelle vicinanze di altre persone. Un altro po’ di gel nelle mani, che avevamo utilizzato anche quando siamo entrati nel bar, e proseguiamo.

Alla “Lonja de la Seda” l’entrata è gratuita, in questo periodo, perché normalmente il costo è di due euro. Un’altra volta gel e un ragazzo ci indica il codice QR per ascoltare l’audioguida che però, in questo caso, non funzionava bene. Abbiamo quindi deciso di visitare il palazzo leggendo qualche testo trovato in internet e scopriamo che durante il secolo XV Valencia fu una delle principali piazze commerciali del Mediterraneo.

L’importanza dell’attività mercantile del tempo condusse alla costruzione di grandi edifici pubblici per ospitare le diverse operazioni di scambio e dare sede agli organi necessari per il controllo e gestione del governo mercantile. Costruita a cavallo del 1500 al suo interno si riunivano mercanti e commercianti per portare a buon termine le proprie transazioni, principalmente riguardo la seta (concetti che ci erano già stati anticipati durante il percorso museologico precedente).

La nostra visita è durata poco, ma ci siamo ripromessi di ritornare con una guida turistica o informandoci sull’utilizzo della audioguida (che non sia quella che ci è stata fornita), perché a quanto pare è un palazzo d’architettura gotica, monumento Patrimonio dell’Umanità dal 1996, da scoprire nei suoi più piccoli particolari perché pieno di allegorie decorative, sia all’interno che all’esterno.

Sono quasi le 13 e, visto che in Spagna si pranza leggermente più tardi che in Italia, decidiamo di andare a visitare la Chiesa di San Nicola, per poi lasciare un po’ di tempo al relax nel pomeriggio con un giretto in bicicletta. In questa occasione non entriamo al vicino mercato centrale, spettacolare nella sua struttura modernista, e tramite Google Maps arriviamo alla chiesa senza problemi, in meno di 10 minuti.

Presentiamo il biglietto dell’entrata, acquistata precedentemente, e dopo un po’ di gel e aver scaricato l’audioguida ci accingiamo ad entrare a ciò che diventa un’affascinante visita artistica. Un gran restauro, portato a termine pochi anni fa, che ha riportato alla luce degli affreschi incredibili, capaci di far risaltare il gran contrasto tra la struttura gotica della chiesa e la splendida decorazione barocca. Un vero gioiello artistico nascosto nei vicoli del centro storico della città. Visita da non perdere.

Primo appuntamento gastronomico con la fideuá

Terminata la visita, ci accorgiamo che il tempo è volato e, a dire il vero, anche lo stomaco cominciava a comunicarlo. Come era già nostra intenzione, affittiamo delle biciclette e ci dirigiamo verso il quartiere Russafa, che si trova dietro la stazione dei treni di Valencia, per andare a mangiare in un ristorante indicato da guidavalencia.com e che avevo prenotato il giorno prima.

Passiamo in bici per “Plaza Ayuntamiento”, portando attenzione ai palazzi che la dominano, il palazzo del Comune e l’edificio centrale delle poste “Correos”. Ci ripromettiamo di passare nei prossimi giorni, perché dobbiamo arrivare al ristorante in tempo, sono già le tre.

Stesso discorso per l’edificio della stazione dei treni e la vicina “Plaza de Toros”, torneremo. C’è da dire che grazie alla pista ciclabile che abbiamo percorso siamo arrivati con buona precisione nel quartiere conosciuto con il nome di Russafa, considerato la zona di moda di Valencia degl’ultimi anni.

Entriamo al ristorante “Rodamon”, che in Valenciano significa “giramondo”, dove servono diverse tapas le cui ricette provengono da differenti parti del mondo. Ma, in questo caso, veniamo qui per provare uno dei piatti tipici della zona del Levante, la “fideuá”. Un piatto nato casualmente grazie alla distrazione di un cuoco.

Si dice che si era dimenticato il riso per cucinare una paella e, per risolvere il problema, il famoso cereale venne sostituito con dei “fideos”, praticamente degli spaghetti super corti che variano in grossezza. Ci era stato consigliato il menu del mezzogiorno di questo locale che presenta due tapas individuali e come piatto principale la “fideuá”.

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Abbiamo mangiato bene ed a prezzo contenuto. Il ristorante merita e possiede anche un’amplia carta dei vini. Logicamente all’ingresso gel nelle mani e camerieri che sempre hanno indossato la mascherina.

I giardini del Turia e la Città delle Arti e delle Scienze

Riprendiamo le nostre bici e con le indicazioni del titolare del locale, troviamo e seguiamo la pista ciclabile che ci porta fino agli spettacolari giardini del Turia per raggiungere poi il complesso di Calatrava, la Città delle Arti e delle Scienze.

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Non abbiamo visitato al suo interno gli edifici architettonici perché abbiamo deciso di rilassarci e divertirci pedalando in mezzo al gran verde che caratterizza il vecchio letto del fiume che in passato bagnava la città, il fiume Turia. Un’opera paesaggistica e ingegneristica di rilievo internazionale, non è da tutti permettersi di spostare il letto di un fiume della portata del Turia. Il complesso architettonico della Valencia moderna è di gran impatto ed è inverosimile pedalare a fianco di queste gran strutture ed edifici.

Con un’andatura da veri turisti e consapevoli che durante il mattino ci eravamo impegnati nella visita culturale a Valencia, risaliamo i giardini del Turia con calma e arriviamo fino all’altezza delle Torri del Serrano, una delle porte antiche che appartenevano all’ultima muraglia che difese la città di Valencia, demolita nella seconda metà del 1800.

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Usciamo dai giardini proprio all’altezza delle torri e dopo aver apprezzato la loro imponenza e gran stato di conservazione ci siamo diretti all’appartamento, zona mercato centrale, per una meritata doccia.

Una cena deliziosa a suon di tapas

Usciamo con calma e raggiungiamo verso le 22 un ristorantino che si trova appena fuori il centro di Valencia, anche questo consigliato e prenotato il giorno prima. Si chiama “Taberna Teca” e la sua offerta gastronomica è ben equilibrata ed elaborata con una buona materia prima. Anche qui la carta dei vini è amplia e molto varia. Ci accomodiamo nella terrazza esterna e ordiniamo qualche tapas da condividere, com’è intrinseco nella definizione e concetto della parola “tapas”, in quanto descrive un metodo di servizio e non un alimento specifico. Cena spettacolare e fuori dal “rumbo turistico”, anche se, purtroppo, in questo periodo anche nel centro storico è visibile l’assenza di un gran passaggio turistico.

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Qualche passo per riportarci verso il centro, raggiungere l’alloggio e poter confermare che i locali erano già in fase di chiusura nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria adottate dalle autorità competenti valenciane.

L’autore Michele Sperandio

In Spagna sono arrivato nel 2007, la voglia di conoscere nuove realtà e la sensazione di essere preso in giro dalla politica italiana, mi hanno facilmente portato ad acquistare un biglietto di sola andata. Attualmente seguo con la convinzione di aver fatto una gran scelta, vivo nella città di Valencia e mi piace continuare a studiarla, comprenderla e farla conoscere

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