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TRE GIORNI A VALENCIA: TURISMO CULTURALE PER CONTRASTARE IL SIG. “COVID-19”

Parte 3/3

Il terzo e ultimo giorno comincia ripetendo la colazione del giorno anteriore, ma questa volta nelle vicinanze di Plaza Ayuntamiento.

La piazza del Comune si presenta quasi completamente chiusa al traffico a motore, non c’eravamo accordi quando siamo passati in bici il primo giorno, e, come spiegato dal titolare del ristorante “La llimera Canyamelar”, è un progetto urbanistico completato dopo il lockdown dovuto al “Covid” e che contraddistingue la politica valenciana degl’ultimi anni, far recuperare spazi urbani di Valencia ai cittadini e promuovere una mobilità sostenibile. Utilizzato un po’ troppo cemento per i nostri gusti, ma idea condivisibile.

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Purtroppo il palazzo del Comune non è visitabile in questo periodo e ci limitiamo ad entrare nel palazzo delle poste per ammirare la copertura della cupola interna elaborata in vetro piombato e decorato con diversi emblemi tra cui lo stemma della città di Valencia.

Ci avviciniamo anche all’edificio della stazione dei treni per ammirare la decorazione interna realizzata con una tecnica conosciuta con il nome di “trencadis”, che praticamente è un’applicazione ornamentale del mosaico partendo da frammenti di ceramica, piastrella.

Anche il complesso architettonico di Calatrava è decorato utilizzando questa tecnica. La vicina “Plaza de Toros”, dove ancora vengono disputate le corride, è protagonista del panorama a nostra disposizione. Non la visitiamo, ritorneremo.

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Si ritorna in zona mercato centrale

Ci dirigiamo un’altra volta verso il mercato centrale per visitare la chiesa dei Santi Giovanni della quale avevamo già acquistato le entrate al museo della seta il primo giorno. Un po’ di gel, carichiamo l’audioguida tramite codice QR e ci accingiamo ad ascoltare in prima persona la Chiesa descriversi. L’audio, infatti, è molto simpatico perché è stato realizzato ipotizzando che la stessa Chiesa racconta la sua storia, i suoi problemi con ripetuti incendi e il gran lavoro di restauro che si sta attualmente realizzando al suo interno.

All’uscita dalla Chiesa dei Santi Giovanni entriamo nel mercato centrale che ci accoglie con un insieme di odori e colori che rendono l’istanza al suo interno molto piacevole. Frutta, verdura, carne e pesce sono i principali protagonisti del mercato a parte la struttura modernista dei primi del 1900 che li ospita.

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Semplice la scelta del pranzo odierno, compriamo una barra di pane, la facciamo tagliare di traverso e lo riempiamo di Jamón Serrano. Mentre aspettiamo che il salumiere farcisca i panini chiediamo, come abbiamo letto in alcuni articoli di guidavalencia.com, alcune fette di “Jamón Iberico de bellota” tagliato a mano.

Notevole la differenza tra un prosciutto e l’altro, un mondo vasto, complesso ed interessantissimo che promettiamo di spiegare in un ulteriore articolo. Una sola precisazione, abbiamo imparato che l’aggettivo “iberico” non identifica tutti i prosciutti della penisola omonima, ma bensì si riferisce alla razza degli animali, allevati e destinati alla produzione di questo gran protagonista della gastronomia spagnola.

Usciamo dal mercato e cerchiamo un luogo dove pranzare, le panchine all’aria aperta vicino la Lonja de la Seda erano occupate, sedersi nelle scalinate dello stesso mercato è proibito, decidiamo di mangiare nel giardinetto di Plaza de la Reina, dove si affaccia l’entrata barocca della Cattedrale di Valencia.

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È arrivato il momento di riconsegnare le bici e terminare questi tre intensi giorni a Valencia.

Sicuramente la città si è guadagnata una nostra futura visita, magari con l’aiuto di qualche guida, perché sono molte le cose che sicuramente ci si perde durante l’esperienza. In generale, si percepisce che la situazione creata da “Covid-19” non è piacevole, ma abbiamo visto che qualche giorno destinato a conoscere la città culturalmente e gastronomicamente è possibile. Logicamente bisogna accettare e rispettare le distanze e le misure di sicurezza imposte e armarsi di pazienza per sopportare il gel idroalcolico igienizzante, ma tutto ciò non dipende dalla città di Valencia, sono norme con le quali dovremo convivere in qualsiasi luogo che visiteremo o nel quale viviamo.

É possibile visitare Valencia in tre giorni? SI, se è quello il tempo a disposizione
Sono sufficienti tre giorni per conoscere Valencia? NO.
Una cosa è passeggiare per le vie e zone della città e crearsi una propria opinione che si ferma al “mi piace” o “non mi piace”, un’altra cosa è informarsi, utilizzare i servizi turistici e non, per comprendere e contestualizzare un palazzo, un museo, una piazza e qualsiasi elemento presente all’interno della città.

Obbligatorio tornare a Valencia per conoscere la festa las Fallas, Patrimonio culturale Immateriale dell’Umanità, la festa del Corpus Domini e molte altre tradizioni festive. Per visitare altri musei che sono importanti e peculiari nella testimonianza di una storia piena di accadimenti e tradizioni culturali.
Confermiamo quanto detto inizialmente, il miglior metodo per contrastare il signor “Covid-19” è il turismo culturale e gastronomico. Torneranno i bei momenti in cui potremmo anche vivere la “movida valenciana”.
A presto

L’autore Michele Sperandio

In Spagna sono arrivato nel 2007, la voglia di conoscere nuove realtà e la sensazione di essere preso in giro dalla politica italiana, mi hanno facilmente portato ad acquistare un biglietto di sola andata. Attualmente seguo con la convinzione di aver fatto una gran scelta, vivo nella città di Valencia e mi piace continuare a studiarla, comprenderla e farla conoscere

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