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UN GIORNO A SIVIGLIA NEL POST LOCKDOWN

La Spagna è senza dubbio uno dei paesi europei più colpiti dalla pandemia, e il repentino aumento dei contagiati di certo non sta aiutando il settore turistico, già provato dal lungo lockdown. Dubbi e timori assalgono i turisti che si apprestano a viaggiare in Spagna.

Ma è davvero così pericoloso viaggiare in Spagna? Per rispondere a questo e altri dubbi, grazie al prezioso aiuto di Esperienza Spagna, ho organizzato un mini tour della mia città del cuore, Siviglia. Ho così visto con i miei occhi come si sta vivendo “l’era covid” in una delle città più turistiche di Spagna e ve lo racconto con questo articolo. Pronti? Vamos a Sevilla!

Il viaggio

Per raggiungere Siviglia da Malaga ho scelto di viaggiare in autobus, con ALSA. Era da tanto che non viaggiavo sui mezzi pubblici, e riconosco che ero un po’ intimorita all’idea, ma non appena arrivata in stazione tutti i timori sono spariti. Le distanze di sicurezza vengono rispettate in ogni momento, fin dal controllo dei biglietti. Cercate di comprare i biglietti online, come consiglia la stessa compagnia, per ridurre al minimo il contatto con gli sportelli e il passaggio di biglietti da una mano all’altra.

Vi viene chiesto di disinfettarvi prima di salire, e quando scendete dall’autobus. I posti sono distanziati, potete sedervi solo vicino al vostro eventuale compagno di viaggio, e la mascherina, ovviamente, è obbligatoria durante tutto il viaggio.

Santa Cruz e su embrujo

La prima cosa che dovete sapere se viaggiate in Spagna è che la mascherina è obbligatoria sempre, anche all’aperto. Mascherina munita e con il gel sempre pronto inizio la mia ruta: prima tappa Santa Cruz.

Il barrio di Santa Cruz è l’antico quartiere ebraico di Siviglia, centro storico della città, e culla delle tre culture che compongono l’anima sivigliana. Santa Cruz è un groviglio di vicoli e vicoletti, dove la regola è perdersi, per poter godere a pieno del suo embrujo, del suo incanto. Percorrete le strade di Santa Cruz senza fretta, facendovi guidare dai suoi colori, dai suoi odori e dai suoi suoni, fino ad arrivare ai piedi della grande signora di Siviglia, la Giralda, rilucente più che mai grazie al recente restauro.

Mi sono persa tra i vicoli di Santa Cruz centinaia di volte, ma mai come questa volta ho potuto godere appieno di ogni particolare, di ogni dettaglio. Infatti, complice agosto (notoriamente un mese di bassa stagione a Siviglia) ho avuto la fortuna di vivere una versione nuova di Siviglia. Il vociare concitato del centro storico ha lasciato il posto all’eco dei miei passi, regalandomi il lusso di passeggiare per ore tra Santa Maria la Blanca e Mateos Gago, tra la Plaza de Doña Elvira e la Plaza del Triunfo, in assoluto silenzio, come sospesa nel tempo.

Un tramonto sul Guadalquivir

Per raggiungere il ristorante scelto per la cena ho deciso di attraversare il tradizionale barrio del Arenal e percorrere il lungofiume al tramonto. Passeggiando dalla Torre del oro fino al Museo, ho incontrato moltissimi turisti in attesa di imbarcarsi per un giro in battello, tutti muniti di mascherina e a debita distanza gli uni dagli altri.

Nel ristorante in cui ho cenato, La Chalá, a due passi dal Museo de Bellas Artes, ho potuto constatare, con piacere, come tutti i tavoli siano disinfettati ad ogni utilizzo, e come spesso siano gli stessi camerieri ad invitare i commensali a disinfettarsi prima di sedersi. All’interno del ristorante si trovano dispensatori di gel, e i classici menù in plastica sono stati sostituiti da menù di carta, usa e getta.

I ristoranti si reinventano

Se siete stati in Andalusia almeno una volta forse saprete che allo stare seduti per ore al ristorante si preferisce tapear. Il tapeo non solo permette di assaggiare le più svariate portate, spesso mentre si sorseggia birra in piedi al bancone, ma anche di passare da un locale all’altro nella stessa cena. Causa covid sempre meno persone hanno voglia di condividere il bancone con qualche turista sconosciuto, così anche i ristoranti più tradizionali, come ad esempio El Rinconcillo, hanno dovuto reinventarsi.

El Rinconcillo, uno dei locali più antichi di Siviglia (proprio in questo 2020 hanno festeggiato 350 anni di attività), è molto noto tra i turisti, che sono soliti affollare la sua barra, il bancone, in ogni epoca dell’anno. Ma in questo strano agosto post lockdown mi sono ritrovata a pranzare quasi da sola, e ho avuto modo di vedere come il ristorante abbia saputo adattarsi alla nueva normalidad. All’ingresso si viene invitati immediatamente ad usare il gel messo a disposizione da loro; anche in questo caso i menù sono stati sostituiti da menù usa e getta. Le botti su cui tante volte mi sono appoggiate per una cervecita con gli amici sono state sostituite da tavoli debitamente distanziati. Quello che non è cambiato è la qualità del cibo, sempre eccellente, e la cortesia del personale.

Plaza de España e Alcázar
Il secondo giorno del mio tour l’ho dedicato alla neo-moresca Plaza de España e al Real Alcázar con i suoi labirintici giardini.

L’ingresso alla Plaza de España, e al circostante parco, è libero e gratuito, non ci sono controlli, ma è veramente difficile che si riempia tanto da doverne chiudere l’ accesso. Di fatto, così come per Santa Cruz, mi sono ritrovata davanti una piazza senza calca, dove risuonavano le immancabili note di una sevillana ballata sotto gli archi.

Inutile dirvi che sono stata invasa da una gioia immensa nel rendermi conto che avevo la possibilità di godere del mio posto preferito nel mondo in totale tranquillità. Questa è stata senza dubbio la tappa dove ho impiegato più tempo, per scelta, visto che per la prima volta in anni ho avuto la possibilità di ammirare ogni singolo mosaico, con tutti i suoi dettagli. Sulle pareti della Plaza, infatti, si trovano dei mosaici, creati con i caratteristici azulejos, le famose ceramiche di Triana, che rappresentano le 48 province di Spagna, uno dei per ogni provincia. Nei mosaici sono rappresentate mappe o eventi storici di ogni capoluogo di provincia, con il loro rispettivo stemma. Gli spagnoli in visita a Siviglia sono soliti farsi fotografare davanti al mosaico della propria città, per questo di solito è davvero complicato poterli ammirare tutti.

Lasciata Plaza de España sono passata al circostante Parque de Maria Luisa, lo spazio verde più ampio della città, il posto perfetto per rinfrescarsi all’ombra degli immensi alberi di liane.

Nel pomeriggio mi sono dedicata totalmente all’Alcázar e ai suoi giardini. Vi consiglio di acquistare il biglietto online, entrerete quasi immediatamente senza code, dopo aver passato i consueti controlli di sicurezza ai quali si è aggiunto il controllo della temperatura. Anche qui troverete dispensatore di gel e distanze di sicurezza garantite. All’ingresso vi viene consigliato di scaricare un’applicazione che vi permetterà di avere tutte le informazioni sul complesso monumentale, visto che per ragioni di sicurezza non vengono più distribuite autoguide.

A differenza di Plaza de España qui il percorso è totalmente segnalato. Non si è più liberi di girare per le sale come prima, e neppure di stazionare a lungo nelle stesse. Solo nei giardini si è leggermente più liberi, anche se troverete chiusi sia il labirinto, sia i Bagni di Maria Padilla. Oltre all’obbligo di mascherina è vietato sedersi sulle panchine (sono recintate) e appoggiarsi alle pareti.

L’ esperienza nell’ Alcázar, con il suo percorso segnalato, perde una parte della sua magia, ma allo stesso tempo, grazie ad ingressi molto limitati, è possibile godere di assoluto silenzio e di scattare foto come questa nella Sala degli Ambasciatori, normalmente strapiena di gente.

Purtroppo non mi è stato possibile visitare la Cattedrale, poiché non vi erano più posti liberi. Prima l’acquisto del biglietto online era solo consigliato, ora è obbligatorio. Vi consiglio di comprare il biglietto con largo anticipo: ci sono pochi posti e l’orario di ingresso è ridotto a poche fasce orarie.

Live the Roof, musica live in totale sicurezza

L’ultima tappa del mio mini tour sivigliano è stata forse la più emozionante di tutto il viaggio. Da amante della musica live non potevo resistere al richiamo di Live the Roof. I Live the Roof sono una serie di concerti molto intimi che si svolgono in tutta Spagna, sulle terrazza panoramiche degli hotel, e che prendono spunto dal famoso concerto sul tetto dei Beatles. In questo caso, il concerto del sivigliano Capitan Cobarde, si è svolto nell’elegante giardino dell’Hotel Barceló.

L’ingresso al concerto è stato scaglionato su più orari, per far coincidere nello stesso punto (la zona del cocktail di benvenuto), il minor di numero di persone alla volta. Le sedie, di due in due, sono stata posizionate a circa due metri di distanza le une dalle altre. L’obbligo di mascherina, anche se all’aperto, è esteso a tutti, l’unico che può toglierla è l’artista sul palco.

Vale la pena andare ad un concerto per passare due ore seduti con la mascherina addosso? In tutta sincerità? Sì, e spero che si diffonda il più possibile la modalità del live the roof, di modo tale che il mondo della musica non debba più fermarsi.

E gli Hotel?
Ho soggiornato presso l’Hotel Catalonia Santa Justa, in Puerta Osario, a 10 minuti a piedi dalla cattedrale, hotel che già conoscevo e che avevo apprezzato per il trattamento impeccabile. E questa volta, se possibile, ne sono rimasta ancora più affascinata, visto che ho avuto la fortuna di dormire nella zona del patio andaluso.

Non appena entrati troverete dispenser di gel distribuiti per tutta la hall, distanziamento e separatori in vetro in reception.

Il Catalonia ha una bellissima terrazza panoramica, con piscina. L’accesso alla piscina, dalla quale si ha una vista spettacolare su tutta la città, è limitato a poche persone alla volta, va prenotato e una volta su non si può sostare per più di 90 minuti.

Nella spa, invece, sarete soli (o in compagnia del partner) durante tutta la durata del trattamento o del circuito, cosa che ho particolarmente apprezzato.

Si può ancora viaggiare a Siviglia?

Se è vero che la situazione attuale, anche dopo il recente annuncio del tampone obbligatorio per chi torna dalla Spagna, rende le cose più difficili all’ora di viaggiare, è anche vero che mai come in questo mini tour mi sono sentita sicura e tutelata in ogni momento. Di fatto Siviglia ha ricevuto l’attestato di “Safe Travels” direttamente dal World Travel and Tourism Council, una sorta di sigillo di qualità che garantisce che la capitale andalusa è un destino di viaggio sicuro, grazie alle misure adottate per combattere ed evitare la propagazione del virus.

E poi volete mettere il lusso di visitare una delle città più famose del mondo senza calca e senza file? Impagabile!

Se volete saperne di più ho documentato tutte le tappe del viaggio su Instagram, con uno story racconto che trovate in evidenza sul mio profilo (@nancy_aiello), così potrete constatare che sì, si può viaggiare in Spagna senza timore!

L’autore Nancy Aiello

Umanista passata al marketing digitale, se non sono online è solo perché sto dormendo. Testa italiana, cuore andaluso e stomaco abruzzese.

Buona forchetta per vocazione, cinefila a tempo perso, melomane a tempo pieno, tanto che vivrei in un festival indie. Il mio sogno? Ricorrere tutta Spagna di festival in festival.

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